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Studi professionali: crescono gli investimenti digitali

Studi professionali: crescono gli investimenti digitali

Cresce la spesa digitale di avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro: 1,7 mld di euro nel 2020, +7,9%. La pandemia ha accelerato il cambiamento organizzativo degli studi: per il 70% è cambiata la modalità di gestione del cliente.

A trainare la spesa negli studi sono stati soprattutto gli investimenti in tecnologie per la gestione elettronica documentale (+34%), strumenti di workflow (+57%), CRM (+120%), business intelligence (+86%) e machine learning (+125%). Le micro strutture, invece, oltre che sulla gestione elettronica documentale (+37%), hanno puntato su tecnologie meno articolate e più incentrate sulle esigenze immediate che su quelle di lungo periodo, come i canali social (+26%) e le VPN (+44%). Gli studi multidisciplinari hanno stanziato i budget più consistenti, 25.300 euro in media, ma sono gli avvocati a mostrare l’incremento maggiore, con un +29,9% di investimenti ICT.

L’emergenza sanitaria non ha quindi scoraggiato gli studi professionali, anzi ne ha accelerato la trasformazione digitale e organizzativa e ha dato una scossa di consapevolezza anche a quei professionisti che ancora non avevano imboccato la strada della digitalizzazione.

Restano ancora ai margini, invece, i micro-studi e quei professionisti che per diverse ragioni anche culturali non riescono ad avviare il rinnovamento, anche dal punto di vista collaborativo.

Le tecnologie sono le protagoniste della trasformazione organizzativa degli studi, perché cambiano le modalità di lavoro e di relazione con la clientela e abilitano nuovi servizi. Il loro impiego è aumentato ed è stato fondamentale per garantire la continuità di business in un momento in cui, contrariamente a quanto si pensi, il lavoro per gli studi non è diminuito ma è aumentato, per effetti dei vari provvedimenti governativi. 

Nel 2020 quasi un terzo degli studi professionali ha investito oltre 10mila euro in tecnologie digitali (il 31%), con una crescita del 6% rispetto al 2019, il 36% ha speso una cifra compresa fra 3mila e 10mila euro, il 17% fra mille e 3mila euro e il 12% meno di mille euro. Invece, il 4% del campione analizzato, quasi totalmente composto da micro e piccole strutture, non ha dedicato risorse all’innovazione digitale, esponendosi a ulteriori rischi di marginalizzazione, in un periodo in cui la tecnologia è risultata ancor più abilitante per lo svolgimento delle attività lavorative.

Gli studi multidisciplinari sono la categoria che ha investito di più, 25.300 euro in media, seguita dai commercialisti con 12.100 euro, dai consulenti del lavoro con 10.100 euro e dagli avvocati con 8.700 euro. Ma sono i legali ad aver aumentato maggiormente la spesa digitale, con una crescita del 29,9%, davanti a consulenti del lavoro (+13,5%), studi multidisciplinari (+11%) e commercialisti (+5,2%).

Le tecnologie più presenti in tutte le categorie professionali sono la fatturazione elettronica (adottata dall’85% degli avvocati, dal 92% dei commercialisti, dall’86% dei consulenti del lavoro e dal 96% degli studi multidisciplinari) e le applicazioni per le videochiamate (89% legali, 74% commercialisti, 71% consulenti del lavoro e 70% studi multidisciplinari). 

Quasi un commercialista su due punta sull’e-learning (49%), mentre è ancora limitato l’investimento nei canali digitali. La VPN è la terza tecnologia più adottata dagli studi multidisciplinari (61%), che hanno anche la presenza digitale più strutturata (il 59% ha un sito web, il 40% almeno un account social). (Fonte dati Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano)

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